Università del Tempo Libero Noale, 12 dicembre 2025
Guido Samarani, Università Ca’ Foscari Venezia
La fine del millenario Impero cinese e la nascita della Repubblica di Cina (1911-12) aprì una nuova potenziale speranza per il popolo cinese (ca. 420-430 milioni di Cinesi) ma i decenni successivi (1912-1949) furono ampiamente segnati dalla colonizzazione europea, dalla guerra (civile e per resistere all’aggressione giapponese), da distruzioni, sofferenza, morte. In quei decenni le stime indicano che cumulando gli effetti della guerra, delle carestie, delle inondazioni, malattie infettive, ecc. vi furono decine e decine di milioni di morti tanto che l’aspettativa di vita a metà dello scorso secolo era caduta a ca. 36 anni. Ciononostante, i dati demografici sottolineano come negli anni Cinquanta la popolazione si attestasse tra i 550 e i 600 milioni di abitanti: una crescita oggettiva ma molto inferiore rispetto al passato…
Oggi come sappiamo la popolazione cinese supera 1 miliardo 400 milioni, nonostante le varie misure di contenimento demografico adottate nel corso dei decenni: pianificazione familiare e soprattutto “politica del figlio unico” (da 1979-80, terminata ufficialmente nel 2015-16) con effetti da una parte positivi per quanto riguarda il contenimento delle nascite e del tasso di fertilità ma dall’altra problematici con l’invecchiamento della popolazione e quindi con crescenti esigenze del sistema di welfare.
*Il 1° ottobre 1949 venne fondata a Pechino la Repubblica popolare cinese (quella che oggi chiamiamo di norma Cina) dopo la vittoria nella guerra civile del Partito comunista cinese (Pcc) guidato da Mao Zedong (1893-1976).
*Il cosiddetto “periodo maoista” (ossia segnato dal ruolo dominante della figura di Mao) si protrasse dal 1949 al 9 settembre 1976, data della morte di Mao.
*Il cosiddetto “periodo post-maoista” fu segnato dal ritorno al potere negli ultimi anni settanta di Deng Xiaoping (1904-1997) e dalla politica delle “quattro modernizzazioni” (industria, agricoltura, scienza e tecnologia, difesa nazionale) combinata tuttavia con i “quattro principi guida/cardinali” (socialismo, dittatura democratica del popolo, leadership del Pcc, centralità del marxismo-leninismo e del Pensiero di Mao Zedong).
*E’ stato sulla base di tali principi, pur aggiornati e anche modificati nel corso dei decenni successivi, che la Cina è stata in grado di diventare un paese più prospero – anche se con significativi elementi di diseguaglianza sociale e territoriale, con gran parte della sua popolazione uscita dalla povertà assoluta (viene ormai riconosciuto che negli ultimi 70 anni circa il numero di persone uscite dalla linea della estrema povertà è pari a ca. 800 milioni: fonti ufficiali cinesi e della Banca Mondiale, con alcune piccole differenze: secondo la BM, la linea di estrema povertà era fissata al reddito di 1,90 dollari giornalieri) nonché una potenza regionale e globale.
*Gli indubbi significativi successi sono stati accompagnati, sul piano politico, dalla continuazione e consolidamento del potere del Partito comunista cinese nell’ambito di un sistema politico-istituzionale centrato sul ruolo del “partito-stato”, con ciò intendendo che le più importanti decisione strategiche, sul piano interno ed internazionale, vengono adottate dagli organi dirigenti del Pcc (Segretario generale, Politburo e suo Comitato permanente) e successivamente trasmesse per la loro realizzazione, anche intervenendo con specifiche misure necessarie, al sistema istituzionale (Governo, Parlamento monocamerale, ecc.)
*Tale sistema appare ancor più irrobustito ed anche irrigidito in questi primi decenni del nuovo secolo, in particolare alla luce degli effetti della crisi internazionale del 1989-1991 (muro di Berlino, Tiananmen, fine dell’Urss), delle difficoltà e dei cambiamenti avvenuti e in corso in Occidente sul piano economico-finanziario e non, della pandemia e infine del proliferare dei conflitti a cominciare da quelli in Ucraina e in Palestina.